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Vibo Valentia

Vibo Valentia  
Città antichissima, sorge sul sito delle antiche città sue antenate, la Greca Hipponion, la Romana Valentia e la Medievale Monteleone, recentemente è stata istituita a capoluogo di Provincia, fu colonia locrese. Fu molto celebrata nell'antichità per le sue campagne fiorenti e perchè, si dice, che Proserpina, fuggita dalla Sicilia, venne a raccogliere fiori nei suoi campi e d'allora le donne del paese in occasione di alcune feste religiose raccolgono esse stesse i fiori e con essi intrecciano ghirlande con le quali si adornano. Ancor oggi quando la statua della Madonna viene portata in processione per le vie del paese, le giovani cospargono di fiori il suolo sul quale deve passare ed archi adorni di fiori vengono eretti nei vari rioni che essa deve attraversare. Cicerone, che vi risiedette prima di lasciare l'Italia per l'esilio, la definì "Una Illustre e Nobile Città Municipale". Suggestivo il suo Castello normanno-svevo che sorge dov'era probabilmente l'Acropoli di Hipponion. Edificato da Ruggero il Normanno, rifatto nel periodo svevo, rafforzato e rimanneggiato nei secoli, ospita oggi il Museo Archeologico Statale dove è possibile ammirare pezzi di notevole pregio appartenenti all'epoca preistorica, protostorica, greca, romana. Segue il Duomo di San Leoluca, protettore della città, la cui festa ha luogo a metà Giugno, il quale si fa notare per la sua imponenza e per i due campanili a pianta quadrata. Famose le sue porte in bronzo, opera di Giuseppe Niglia che raccontano la storia della città e le opere d'arte che esso racchiude come la Maddalena, il San Giovanni Evangelista e la Madonna delle Grazie di Antonello Gagini di Palermo, discepolo di Michelangelo. Da ammirare: il Palazzo dei Capialbi, quello di Francia, quello della famiglia Cordapatri e Palazzo Gagliardi. Una visita merita pure il Valentianum, ex Convento dei Domenicani il quale possiede alcune sculture provenienti dal Ciborio della Certosa di Serra San Bruno, uno splendido Sarcofago Rinascimentale, una bella Santa Caterina e notevoli arredi di arte sacra di fattura meridionale. Ed anocra lungo Corso Umberto I, la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, con l'annesso Convento dei Francescani Riformati, ora sede del Convitto Nazionale G. Filangeri e la Chiesa di Santa Maria La Nova, con l'attiguo Convento dei Minori Osservanti, con un bel portale cinquecentesco e all'interno un pregevole dipinto "Presentazione al Tempio" e un Sant'Antonio da Padova di alta qualità pittorica. E la Chiesa di San Michele dal grazioso portale. Impossibile poi per un turista non gustare le sue tradizioni gastronomiche: i Fileja, pasta fatta in casa o le Pittapie (biscotti farciti con un impasto di uva passita, pinoli, noci, cioccolato, cacao, vino cotto) ed i Ciciriati (biscotti farciti con una crema a base di ceci, caffè, noci e cacao) e via discorrendo o non conoscere alcuni suoi uomini illustri come il carbonaro Michele Morelli; il patriota e poeta Carlo Massinissa Presterà; l'avvocato, scrittore e poeta Vincenzo Franco; il certosino e storico Benedetto Tromby. I vibonesi sono gente ospitale ed affabile e dispongono per l'accoglienza di numerosi Alberghi, Pensioni, Ristoranti, Pizzerie, Pub, Locali notturni dotati di tutti i conforts, alcuni ubicati anche in bei palazzi d'epoca.



 
 
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